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Frutta e verdura sottocosto perché illegale

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Passeggiando sui marciapiedi di via Mura dei Francesi, Viale del lavoro o Piazza Trento e Trieste, ci meravigliavamo del prezzo dei carciofi romaneschi esposti davanti ai negozi di ortofrutta gestiti da cittadini di origine straniera (in forte crescita anche a Ciampino), nello specifico, egiziani, che indicavano 10 centesimi contro la media degli altri negozi, ed anche dei banchi del mercato solitamente concorrenziali, che li davano a 1,20-1,40 euro

Un così grande divario non poteva essere giustificata né con la sola concorrenza tra gli stessi esercenti (in alcuni casi operano a pochi metri di distanza), né con il solo lavoro sottopagato dei dipendenti e nemmeno con la sola filiera irrintracciabile.

A confermare questa ipotesi, l’operazione dall’inconfondibile denominazione “fruit salad”, svolta dalla Polizia Locale della nostra città nel fine settimana del 16-17 marzo e che ha portato alla chiusura temporanea di quattro negozi destinati a tali attività.

Dai sopralluoghi effettuati dai solerti agenti diretti dal Comandante Roberto Antonelli, infatti, sono emerse irregolarità riguardo un po’ tutte le fattispecie sopra descritte:

  • mancanza di fatture di acquisto (tracciabilità);
  • condizioni di deperimento della merce per le quantomeno precarie modalità di conservazione;
  • esposizione al di fuori dei locali adibiti alla vendita;
  • mancanza diffusa dei requisisti igienico sanitari;
  • mancanza diffusa dell'esposizione di prezzi e provenienza dei prodotti;
  • vendita di funghi sciolti senza la prescritta certificazione;
  • presenza di lavoratori non in regola;
  • assenza dei titolari e preposti alla vendita.

A conclusione dell’operazione, sono state elevate contravvenzioni per un totale di 7mila euro, sequestrate circa 500 cassette di frutta e verdura e chiusi temporaneamente i relativi punti vendita. Per questi ultimi, l’incartamento è stato inoltrato al Dirigente delle attività produttive del nostro Comune del competente assessorato, diretto dalla Signora Emanuela Gentile, che dovrà sanzionare l’eventuale durata del fermo attività.

Documentazione specifica è stata inviata anche all’Ispettorato del Lavoro ed all’INPS per le rispettive competenze in merito al trattamento dei lavoratori.

La merce sequestrata, ma risultata ancora commestibile, è stata distribuita alle associazioni ONLUS cittadine, in particolare al Chicco di Via Ancona, sede delle case famiglia per bambini e ragazzi con handicap psico-motori.

Il Comandante Antonelli ha ribadito che le operazioni a tutela dei consumatori sono tra le priorità nelle direttive date dal Sindaco Lupi e che pertanto esse continueranno a 360 gradi su tutte le attività commerciali e di ristorazione.

C’è da ricordare, al riguardo, quanto fatto lo scorso anno nel settore della vendita di articoli da regalo e giocattoli (in questo caso da parte di cittadini di origine cinese) con la chiusura temporanea di diversi negozi. Stessa cosa, sempre con gestori orientali, per alcuni ristoranti che praticavano prezzi altamente competitivi (troppo per essere nel rispetto delle norme).

Purtroppo, è il parere di Antonelli, queste organizzazioni sono studiate così bene a tavolino che è sempre assai difficile riuscire a debellare il fenomeno in quanto i titolari hanno una specie di turnazione a tempi stretti per cui, una volta sorpresi e denunciati, spariscono dalla circolazione, sostituiti da altri, inizialmente in regola.

Insomma, sembra di capire, la questione non si risolve con l’intervento delle Forze dell’ordine, ma con quello della politica che deve adottare misure (leggi e regolamenti) più ristrettivi nei confronti di chi delinque, soprattutto quando si va a mettere a repentaglio la salute delle persone con la commercializzazione di prodotti qualitativamente a rischio.


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